Pubalgia: cos’è e come si cura in gravidanza

La pubalgia è un dolore localizzato nella regione pubica e inguinale, talvolta esteso alla parte interna della coscia, al basso addome o alle anche. Il termine non indica sempre una singola patologia e può comprendere disturbi dei muscoli adduttori, dei tendini, della parete addominale o della sinfisi pubica. Quando si parla di pubalgia in gravidanza, tuttavia, il quadro più frequente è il dolore del cingolo pelvico correlato alla gravidanza, chiamato anche PGP, che può interessare la sinfisi pubica nella parte anteriore del bacino.

Indice

1. Perché la pubalgia può comparire in gravidanza?

Durante la gestazione, l’aumento del peso, il cambiamento della postura e la diversa distribuzione dei carichi possono rendere meno uniforme il movimento delle articolazioni del bacino. La pubalgia può quindi comparire o accentuarsi soprattutto nei mesi avanzati. Una storia di mal di schiena, precedenti traumi pelvici, ipermobilità o un episodio analogo in una gravidanza precedente possono aumentare il rischio. Attribuire il problema unicamente alla maggiore lassità dei legamenti sarebbe una semplificazione. Contano anche il carico crescente, la postura, la coordinazione muscolare, la mobilità delle anche e il modo in cui il bacino trasferisce il peso tra tronco e arti inferiori. Quando queste strutture non lavorano in modo equilibrato, camminare, salire le scale o girarsi nel letto può aumentare il dolore.

Il disturbo può essere molto doloroso ma di per sé non danneggia il bambino. Tale condizione richiede attenzione ma non è solitamente allarmante. Una valutazione precoce aiuta a evitare che la limitazione funzionale peggiori.

2. Sintomi comuni della pubalgia

I segnali più comuni della pubalgia comprendono:

  1. dolore sopra l’osso pubico o all’inguine;
  2. fastidio che si irradia a interno coscia, anche, perineo o zona lombare;
  3. dolore quando si apre una gamba, si sale un gradino o ci si veste in piedi;
  4. difficoltà a entrare e uscire dall’auto;
  5. dolore durante i cambi di posizione nel letto;
  6. sensazione di scatto, sfregamento o instabilità nella zona pelvica.

La patologia può presentarsi in modo diverso da persona a persona e non tutti i dolori inguinali sono riconducibili alla pubalgia. Disturbi dell’anca, ernie, infezioni urinarie, problemi ostetrici e altre condizioni possono produrre sintomi simili.

Come si fa a capire se si ha la pubalgia?

Serve innanzitutto un colloquio clinico durante il quale valutare la sede del dolore, il momento di comparsa, i movimenti che lo aggravano, la capacità di camminare e la presenza di sintomi associati. Il fisioterapista esperto in riabilitazione pelvica e gravidanza può osservare postura, andatura, mobilità della schiena e delle anche e controllo del carico, mentre il medico, il ginecologo o l’ostetrica devono escludere cause non muscoloscheletriche.

Quali sono i test per capire se si ha la pubalgia?

Tra i test clinici utilizzati per il dolore del cingolo pelvico vi sono:

Non sono esercizi da ripetere autonomamente e devono essere scelti e interpretati da un professionista. Nessun singolo test conferma da solo la pubalgia. Le linee guida europee raccomandano infatti di combinare anamnesi, localizzazione del dolore, test di provocazione e valutazione funzionale. Gli esami strumentali non sono sempre necessari. In gravidanza vengono valutati quando la storia è atipica, il dolore è molto intenso, si sospettano traumi o altre patologie oppure i sintomi persistono dopo il parto. Dolore improvviso e severo, febbre, sanguinamento, contrazioni, disturbi urinari o una forte limitazione del movimento richiedono un rapido contatto con il professionista che segue la gravidanza.

3. Come si cura la pubalgia in gravidanza?

Il percorso più appropriato deve essere personalizzato e coordinato con il ginecologo o l’ostetrica. La fisioterapia può puntare a ridurre il dolore, migliorare la stabilità del bacino, recuperare una distribuzione dei carichi più equilibrata e mantenere l’autonomia nelle attività quotidiane. Il programma può comprendere:

  1. educazione sui movimenti da limitare temporaneamente;
  2. esercizi dolci per pavimento pelvico, addome, glutei e muscoli dell’anca;
  3. lavoro su respirazione, postura e controllo motorio;
  4. terapia manuale non dolorosa eseguita da un professionista formato;
  5. eventuale utilizzo di una cintura pelvica;
  6. alternanza tra attività tollerata e riposo;
  7. applicazioni di caldo o freddo secondo indicazione clinica.

Gli esercizi devono essere adattati alla settimana di gestazione.

4. Quanti giorni dura la pubalgia?

Il decorso è variabile, infatti un episodio lieve può ridursi in pochi giorni con una corretta gestione dei carichi. Una forma correlata alla gravidanza può accompagnare la paziente per settimane o fino al parto, con fasi alterne. Spesso i sintomi migliorano dopo il parto. Il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists segnala però che circa una donna su dieci può continuare ad avere dolore e necessitare di trattamento.

5. Come dormire con la pubalgia in gravidanza?

Per favorire un buon riposo notturno può essere utile sdraiarsi sul fianco meno doloroso e sostenere il corpo con cuscini. In particolare:

  • posizionare un cuscino tra ginocchia e caviglie;
  • aggiungere un sostegno sotto l’addome, se confortevole;
  • mantenere le ginocchia vicine quando ci si gira;
  • ruotare spalle, bacino e gambe come un unico blocco;
  • evitare torsioni rapide o aperture ampie delle gambe;
  • alzarsi dal letto passando prima sul fianco e poi spingendosi con le braccia.

Anche durante il giorno conviene evitare lunghi periodi nella stessa posizione, vestirsi da sedute, distribuire il peso su entrambe le gambe e ridurre scale, carichi pesanti e movimenti asimmetrici. Una pubalgia gestita precocemente è generalmente più controllabile.

6. Quando rivolgersi a uno specialista?

È consigliabile rivolgersi al medico quando il dolore limita la deambulazione, rende difficili le scale, impedisce di girarsi nel letto o ostacola le normali attività quotidiane. Una valutazione multidisciplinare può coinvolgere ginecologo, fisioterapista e, quando indicato, osteopata con una preparazione specifica nella gestione della gravidanza. Il trattamento della pubalgia deve rispettare le condizioni della paziente, la settimana di gestazione e le eventuali indicazioni ostetriche. Intervenire precocemente permette di individuare le attività che sovraccaricano il bacino, impostare esercizi appropriati e ridurre il rischio che il dolore condizioni ulteriormente il movimento, il sonno e il benessere psicofisico.

7. FAQ

A. La pubalgia si cura dopo averne identificato la causa. In gravidanza il trattamento è normalmente conservativo e può comprendere fisioterapia, esercizi personalizzati, correzione dei carichi, terapia manuale delicata, cintura pelvica e strategie per le attività quotidiane. Farmaci e trattamenti strumentali richiedono sempre il parere del medico.

A. La valutazione può includere il P4, il Patrick-FABER, il test di Gaenslen, il Trendelenburg modificato, la palpazione della sinfisi pubica e l’active straight leg raise. I risultati devono essere letti insieme ai sintomi e all’esame clinico. I test fai da te non permettono una diagnosi affidabile.

A. La durata varia da persona a persona. La pubalgia può attenuarsi in alcuni giorni, durare diverse settimane o persistere fino al parto. Nella maggior parte dei casi migliora dopo la nascita, ma se il dolore continua è opportuno proseguire la riabilitazione ed escludere altre cause.