Tipologie di ernie cervicale, lombare, dorsale. differenze e trattamenti specifici

Il dolore alla schiena è uno dei disturbi muscoloscheletrici più diffusi e può interessare persone di qualsiasi età, dagli adolescenti agli anziani, comprese persone sedentarie, lavoratori e sportivi. Può comparire improvvisamente oppure svilupparsi in modo progressivo e manifestarsi in aree differenti della colonna vertebrale. Il sintomo può interessare la zona cervicale, dorsale o lombare e avere caratteristiche differenti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 2020 circa 619 milioni di persone nel mondo soffrivano di lombalgia e si stimava che il numero potesse raggiungere 843 milioni entro il 2050. Nella maggior parte dei casi di lombalgia non è possibile identificare una singola patologia o alterazione anatomica responsabile e l’OMS stima che circa il 90% dei casi sia costituito da lombalgia aspecifica. Una valutazione professionale è importante soprattutto quando il disturbo persiste, si ripresenta frequentemente o limita le normali attività quotidiane.

Indice

1. Quali sono le principali cause del dolore alla schiena?

Le cause del dolore alla schiena possono essere numerose. Talvolta il problema compare dopo uno sforzo intenso o un movimento improvviso e in altri casi è il risultato di più fattori che agiscono nel tempo. La vita contemporanea può favorire alcune condizioni associate al disturbo. Molte persone trascorrono diverse ore sedute davanti a un computer, si muovono poco durante la giornata oppure svolgono attività caratterizzate da movimenti ripetitivi e carichi fisici. D’altro canto, anche un allenamento non adeguato alle proprie capacità può determinare un sovraccarico. Tra i fattori che possono contribuire alla comparsa o alla persistenza di tale patologia troviamo:

  1. sedentarietà e scarsa attività fisica;
  2. sovraccarichi durante il lavoro o l’attività sportiva;
  3. movimenti ripetitivi;
  4. ridotta forza o capacità funzionale;
  5. incremento eccessivo o troppo rapido dei carichi di allenamento;
  6. sovrappeso e obesità;
  7. fumo;
  8. sonno insufficiente o di scarsa qualità;
  9. stress e fattori psicologici.

Dolore alla schiena parte bassa: perché compare?

Quando il dolore è localizzato nella parte bassa della schiena solitamente interessa la regione lombare, compresa tra il margine inferiore delle coste e i glutei. Quest’area è coinvolta in numerose attività quotidiane come sollevare un peso, piegarsi, alzarsi da una sedia, camminare, correre o praticare sport. Il problema non deriva necessariamente da un singolo movimento “sbagliato” e può insorgere quando le sollecitazioni superano temporaneamente la capacità dell’organismo di adattarsi al carico. Può essere associato, per esempio, a un aumento improvviso dell’attività fisica, a lavori che richiedono sollevamenti frequenti e a periodi di prolungata inattività. In alcuni pazienti il dolore lombare può inoltre essere accompagnato da sintomi che si estendono verso il gluteo o la gamba, talvolta con formicolio, alterazioni della sensibilità o debolezza. In tal caso è particolarmente importante effettuare una valutazione professionale anche per escludere la presenza di ernie. Non bisogna infine presumere che ogni dolore alla schiena sia provocato da un problema della colonna vertebrale. Più raramente il dolore lombare può essere riferito da altre strutture o essere collegato a condizioni che richiedono un approfondimento medico.

Dolore alla schiena parte alta: le possibili cause

Quando i sintomi riguardano la parte alta della schiena, generalmente sono coinvolte la regione dorsale e l’area compresa tra le scapole, le spalle e la parte posteriore del torace. Spesso viene percepito come tensione, rigidità, indolenzimento oppure come un fastidio che aumenta durante determinati movimenti. Anche in questo caso le abitudini quotidiane possono avere un ruolo. Lavorare per molte ore al computer senza cambiare posizione, svolgere attività manuali ripetitive, mantenere a lungo le braccia davanti al corpo oppure aumentare improvvisamente i carichi durante l’attività sportiva può contribuire alla comparsa dei sintomi. Più che cercare una posizione o postura perfetta da mantenere per ore, può essere utile alternare le posizioni, muoversi regolarmente e sviluppare una capacità fisica adeguata alle attività svolte. Quando il dolore alla parte alta della schiena persiste, il professionista può valutare mobilità, forza, eventuali limitazioni funzionali e caratteristiche del sintomo. L’obiettivo non consiste semplicemente nel trattare la zona dolorante, ma nel comprendere quali fattori possano contribuire al problema e impostare, laddove necessario, un percorso personalizzato.

Dolore alla schiena lato destro o lato sinistro: cosa significa?

Infine, quando la sofferenza è concentrata soprattutto su un lato della schiena si deve tenere presente che nella vita quotidiana utilizziamo spesso il corpo in maniera asimmetrica. Ad esempio, trasportiamo una borsa sempre dallo stesso lato, utilizziamo prevalentemente un braccio, svolgiamo attività lavorative ripetitive. Oppure, pratichiamo sport nei quali rotazioni e appoggi sono differenti tra i due lati. Questi comportamenti possono contribuire a determinare sovraccarichi o sintomi asimmetrici. Il sintomo può avere origine muscoloscheletrica, nervosa o, in alcuni casi, provenire da altre strutture. Durante la valutazione è quindi utile considerare:

  • punto preciso in cui compare il dolore;
  • movimenti che lo aumentano o lo riducono;
  • modalità e momento della sua comparsa;
  • eventuale irradiazione;
  • presenza di formicolio, perdita di sensibilità o debolezza;
  • attività lavorativa e sportiva;
  • eventuali traumi recenti;
  • durata e andamento dei sintomi.

È l’insieme di queste informazioni, e non semplicemente il lato interessato, a orientare il successivo percorso.

2. Come trattare il dolore alla schiena?

Il trattamento dipende dalla causa, dalla persistenza dei sintomi, dalle condizioni generali della persona e dalle limitazioni funzionali presenti. Per questo non esiste una soluzione valida per ogni paziente. Le indicazioni internazionali attribuiscono un ruolo importante al mantenimento o al recupero dell’attività. Le linee guida NICE raccomandano informazione e strategie di autogestione, incoraggiando la prosecuzione delle normali attività quando possibile. Tra gli interventi possono essere considerati programmi di esercizio adattati alle caratteristiche della persona. Dopo un’adeguata valutazione, un percorso riabilitativo può comprendere esercizi finalizzati a recuperare mobilità, forza, controllo e capacità di sostenere progressivamente le attività quotidiane o sportive. La terapia manuale può essere utilizzata in determinate situazioni, spesso nell’ambito di un programma che comprenda anche l’esercizio. Se il dolore è persistente può inoltre essere utile considerare anche fattori quali sonno, stress e benessere psicologico. L’OMS raccomanda infatti per la lombalgia cronica primaria un approccio personalizzato che consideri congiuntamente fattori fisici, psicologici e sociali.

3. Prevenzione, esercizio e riabilitazione

Superata la fase più dolorosa, l’obiettivo dovrebbe essere di recuperare progressivamente autonomia e capacità di movimento. Per molte persone l’esercizio rappresenta una componente importante del percorso. Il programma deve essere adeguato all’età, alle condizioni fisiche, al tipo di disturbo e agli obiettivi individuali. Infatti, un atleta, una persona anziana e un lavoratore sedentario possono avere esigenze profondamente differenti. Anche le attività quotidiane possono essere analizzate per individuare eventuali carichi difficili da tollerare e programmare una loro graduale reintroduzione. Il trattamento del dolore dovrebbe pertanto essere costruito intorno alla persona. Fisioterapia, esercizio terapeutico e, quando indicato, terapia manuale possono essere integrati all’interno di un progetto riabilitativo più ampio.

4. FAQ

A. La maggior parte degli episodi non è causata da patologie gravi. Esistono però situazioni nelle quali è opportuno rivolgersi rapidamente a un medico. Tra i segnali da non trascurare rientrano un dolore intenso conseguente a un trauma importante, debolezza progressiva degli arti, perdita significativa di sensibilità, alterazioni del controllo di vescica o intestino, perdita di sensibilità nell’area genitale o perineale, febbre associata al dolore o un malessere generale importante. Anche una storia oncologica o una perdita di peso inspiegabile richiedono un’attenta valutazione.

A. Non sempre è possibile stabilirlo autonomamente. Un dolore alla schiena di origine muscoloscheletrica può modificarsi con determinati movimenti, carichi o attività, ma questo elemento da solo non consente una diagnosi. La presenza di dolore irradiato, alterazioni della sensibilità, formicolii, debolezza o sintomi non correlati al movimento può richiedere ulteriori approfondimenti. Una valutazione clinica permette di analizzare caratteristiche del dolore, mobilità, forza e altri eventuali segni associati.

A. Dipende dall’origine e dalle caratteristiche del problema. Nei casi di lombalgia aspecifica, mantenersi ragionevolmente attivi e recuperare gradualmente le normali attività è generalmente preferibile al riposo prolungato. L’esercizio può essere inserito nel percorso terapeutico, mentre eventuali terapie manuali dovrebbero essere considerate all’interno di un programma più ampio.

A. La sede costituisce una prima informazione: si può avere dolore alla parte bassa o alta, al lato destro oppure sinistro. Occorre considerare durata, modalità di insorgenza, movimenti che modificano il sintomo, eventuale irradiazione e presenza di segni neurologici. Inoltre, gli esami strumentali non sono automaticamente necessari.