Sindrome del tunnel tarsale, di cosa si tratta?

La sindrome del tunnel tarsale è una patologia di tipo compressivo che coinvolge il nervo tibiale posteriore nel suo passaggio all’interno del tunnel tarsale della caviglia. Si tratta di una forma di neuropatia periferica simile alla più nota sindrome del tunnel carpale del polso, con la differenza che in questo caso l’irritazione o compressione interessa il piede.

Di seguito vi spieghiamo quali sono le principali cause della patologia e in che modo i trattamenti osteopatici possono contribuire ad alleviare il dolore che ne consegue.

Indice

1. Cos’è il tunnel tarsale

Il tunnel tarsale è una struttura anatomica situata nella regione mediale della caviglia, precisamente nella zona posteriore e inferiore del malleolo mediale, ossia la prominenza ossea interna della caviglia. Questo “corridoio” è delimitato da ossa e da un robusto legamento chiamato retinacolo dei muscoli flessori, che forma un tetto fibroso a protezione delle strutture che vi passano. Al suo interno scorrono tendini, arterie, vene e soprattutto il nervo tibiale posteriore, che è il principale responsabile della trasmissione degli impulsi sensoriali e motori alla pianta del piede.

La funzione del tunnel tarsale è fondamentale per il corretto funzionamento del piede e della caviglia poiché protegge le strutture nervose e vascolari e permette loro di scorrere agevolmente durante i movimenti del piede. Un funzionamento regolare di tale struttura garantisce sensibilità, equilibrio e motricità alla pianta del piede e alle dita. Tuttavia, quando il tunnel si restringe o il nervo tibiale viene compresso, può insorgere una condizione clinica nota come sindrome del tunnel tarsale, che compromette la qualità della vita e limita la mobilità del paziente.

2. Sindrome del tunnel tarsale, perché si manifesta

Le cause della sindrome sono molteplici e spesso si combinano tra loro. Alla base vi è sempre un aumento della pressione all’interno del tunnel, che può derivare da motivi traumatici, posturali, infiammatori o degenerativi. Quale nervo è interessato dalla sindrome del tunnel tarsale? È il nervo tibiale posteriore, che si divide in rami destinati all’innervazione della pianta del piede. Quando il tunnel si restringe a causa di un trauma, di un’infiammazione o di un’anomalia anatomica, il nervo tibiale posteriore subisce una pressione eccessiva, generando sintomi dolorosi e disfunzioni sensoriali. Questo nervo è molto sensibile alla compressione, anche di modesta entità e può andare incontro a sofferenza se le strutture che lo circondano aumentano di volume. Tra i fattori predisponenti più comuni vi sono:

  • traumi alla caviglia, come distorsioni o fratture mal guarite;
  • piede piatto o iperpronazione, che alterano la biomeccanica del piede;
  • cisti sinoviali, lipomi o varici, che occupano spazio nel tunnel e comprimono il nervo;
  • infiammazioni tendinee come la tenosinovite, che creano gonfiore;
  • malattie sistemiche come artrite reumatoide, diabete o neuropatie periferiche;
  • sovrappeso, che aumenta il carico articolare sulla caviglia;
  • calzature inadeguate, troppo strette o senza supporto plantare.

La diagnosi precisa della causa scatenante è fondamentale per impostare un trattamento mirato ed evitare la cronicizzazione dei sintomi. La valutazione può essere effettuata da un fisioterapista esperto o da un osteopata con competenze neurologiche e posturali.

3. Quali sono i sintomi di un nervo del piede infiammato?

I pazienti colpiti dalla sindrome sopra descritta possono avvertire nello specifico:

  • dolore alla caviglia interna, spesso irradiato alla pianta del piede;
  • formicolii o scosse elettriche che si estendono verso il tallone e le dita;
  • intorpidimento localizzato o diffuso, specialmente dopo lunghe camminate o alla sera;
  • difficoltà a mantenere la posizione eretta o a correre.

La sintomatologia può peggiorare nel tempo, diventando costante se non si interviene. È importante sottolineare che la sindrome può colpire persone di tutte le età ma è più comune in individui attivi, sportivi e persone in sovrappeso, che sottopongono la caviglia a eccessivi e/o ripetuti.

Dove fa male il tunnel tarsale?

Il dolore alla caviglia interna è il sintomo più evidente della sindrome del tunnel tarsale ma non è l’unico. La sofferenza del nervo tibiale posteriore provoca una serie di manifestazioni neurologiche che si estendono dalla caviglia alla pianta del piede. Il dolore è spesso descritto come urente, bruciante, profondo e diffuso ma può essere anche localizzato in punti precisi, come il tallone, l’arco plantare o le dita. I sintomi principali della sindrome includono:

  • parestesie (formicolii) nella pianta del piede, soprattutto durante la notte;
  • ipersensibilità al tatto o alla pressione lungo il percorso del nervo;
  • intorpidimento o perdita parziale della sensibilità cutanea;
  • debolezza muscolare nei movimenti della pianta e delle dita;
  • dolore che peggiora in posizione eretta o camminando a lungo.

Quando il nervo tibiale è infiammato, può dare origine a disturbi simili a quelli di un’ernia lombare o di una fascite plantare, rendendo la diagnosi differenziale più complessa. Un test utile è il Test di Tinel, che prevede la percussione del tunnel tarsale. Se provoca una scossa o un formicolio irradiato, il test è positivo e suggerisce un’irritazione del nervo.

La diagnosi della sindrome si basa su una valutazione clinica accurata, supportata da esami strumentali come l’ecografia muscolo-tendinea o l’elettromiografia.

Quanto dura la sindrome del tunnel tarsale?

La durata varia da pochi mesi a oltre un anno, in base alla gravità e all’aderenza al piano terapeutico.

4. Come curare la sindrome del tunnel tarsale?

Il fisioterapista o l’osteopata esperto sono in grado di valutare la situazione anche in base alla postura del paziente, alla biomeccanica del piede e alla sensibilità cutanea. Inoltre, possono eseguire test provocativi per identificare la compressione nervosa. Nel nostro Centro, il trattamento della patologia è multidisciplinare e personalizzato. I principali approcci fisioterapici includono:

  • terapia manuale osteopatica, per decongestionare le strutture coinvolte. Questa prevede tecniche mirate ad allungare e rinforzare il complesso muscolare del tricipite surale (che comprende gastrocnemio e soleo). Si lavora anche sui muscoli tibiali e peronei, con l’obiettivo di migliorare l’elasticità tissutale, ridurre le tensioni neuromuscolari e ristabilire un corretto equilibrio biomeccanico dell’arto inferiore;
  • tecarterapia per stimolare la rigenerazione tissutale e ridurre l’infiammazione;
  • onde d’urto in presenza di ispessimenti o aderenze fibrose.

Il recupero è generalmente graduale ma costante. La terapia conservativa è efficace nella maggior parte dei casi e, se ben condotta, evita l’intervento chirurgico. Quando si opera il tunnel tarsale? Ciò avviene solo quando la sintomatologia è cronica, grave e non risponde a trattamenti conservativi.