Piede piatto e podoscopia. Come riconoscere il problema

Il piede piatto e la “sindrome pronatoria” sono condizioni morfologiche del piede caratterizzate dalla riduzione o addirittura dalla totale scomparsa dell’arco plantare mediale. Quest’ultimo consiste nella curva naturale che, in condizioni fisiologiche, sostiene il peso del corpo e assicura una corretta distribuzione delle forze durante il cammino. In presenza di tale problema, l’intera pianta del piede risulta a diretto contatto con il suolo, compromettendo la biomeccanica del passo e l’efficienza dell’appoggio. In questo articolo parleremo delle cause della condizione, degli strumenti per diagnosticarla come la podoscopia e dei rimedi efficaci.

Indice

1. Chi soffre maggiormente di piede piatto?

Questa morfologia del piede è tipica in particolar modo nei bambini in età prescolare, spesso in conseguenza all’immaturità muscolo-scheletrica. Nella maggior parte dei casi, con la crescita e lo sviluppo della muscolatura plantare, l’arco si forma naturalmente entro i 6-7 anni. Tuttavia, in una percentuale significativa di soggetti, la condizione persiste oltre l’età infantile, diventando un problema strutturale dell’adulto.

Nel paziente adulto, la sindrome pronatoria può manifestarsi in modo progressivo. Talvolta è la conseguenza di un indebolimento muscolare. In altri casi è provocata da una sollecitazione meccanica eccessiva dovuta a posture scorrette, calzature inadeguate o attività lavorative e sportive che prevedono lunghe ore in piedi.

2. Le cause del piede piatto

All’origine della patologia possono esservi:

  • predisposizione genetica. Spesso la condizione si riscontra in più membri della stessa famiglia;
  • lassità legamentosa. Legamenti troppo elastici non offrono il giusto supporto all’arco plantare;
  • sovrappeso o obesità. Il peso eccessivo esercita una pressione costante sull’arco, che tende ad abbassarsi;
  • utilizzo prolungato di scarpe scorrette, troppo morbide o prive di supporto plantare;
  • alterazioni neuromuscolari. Alcune patologie neurologiche possono compromettere la stabilità del piede;
  • Fratture o lesioni ai tendini (in particolare al tendine tibiale posteriore) possono causare un cedimento dell’arco.

Chi ha i piedi piatti fa bene a camminare scalzo?

Camminare scalzi su superfici naturali (come un prato erboso o una spiaggia sabbiosa) può aiutare a stimolare la muscolatura plantare. In presenza di sindrome pronatoria sintomatica però è bene farlo solo dietro le indicazioni di uno specialista.

3. Sintomi della sindrome pronatoria

Riconoscere tale condizione richiede l’osservazione di alcuni segnali specifici, che possono variare in base all’età e alla severità del disturbo. Un primo indizio evidente è la mancanza dell’arco plantare interno, facilmente visibile quando il soggetto è in posizione eretta. In caso di sindrome pronatoria, l’intera superficie della pianta poggia sul pavimento, senza la consueta curvatura interna. Che problemi dà il piede piatto? Tra i sintomi e segnali più frequenti troviamo:

  1. dolore nella zona interna del piede e lungo la caviglia;
  2. affaticamento precoce durante la deambulazione o lo sport;
  3. difficoltà a mantenere la stazione eretta per un tempo prolungato;
  4. alterazioni nella postura (come il valgismo delle ginocchia o una curvatura lombare accentuata);
  5. usura irregolare delle scarpe, soprattutto nella parte interna del tallone.

Nei bambini, la diagnosi può essere più difficile, perché spesso la sindrome non genera dolore. In questi casi è utile una valutazione da parte del podologo. La tempestività dell’intervento può prevenire disturbi più complessi in età adulta.

4. Come diagnosticare il piede piatto?

Per diagnosticare correttamente il problema è fondamentale effettuare una valutazione clinica presso un centro specializzato. La sola osservazione visiva può non essere sufficiente a determinare la gravità della condizione o a individuarne la causa. Il fisioterapista o il podologo procederanno con una visita approfondita che di solito comprende:

  • raccolta dell’anamnesi completa del paziente;
  • osservazione della postura in statica e in dinamica;
  • test funzionali specifici per valutare la mobilità e la forza muscolare;
  • esame con podoscopia plantare.

Una diagnosi accurata permette di individuare le eventuali conseguenze posturali, articolari o muscolari. Inoltre, consente di programmare un intervento personalizzato per la rieducazione motoria o il trattamento fisico.

La podoscopia plantare

Che visita fare per il piede piatto? Per valutare con precisione l’entità del problema, uno degli strumenti più affidabili è la podoscopia plantare, un esame semplice, non invasivo e completamente indolore che consente di analizzare l’appoggio del piede al suolo. Come si fa la podoscopia? Questo test viene eseguito mediante un dispositivo chiamato podoscopio. Lo strumento è formato da una pedana trasparente in vetro retroilluminata da luci LED, e da uno specchio che consente all’operatore di osservare l’immagine riflessa dell’impronta plantare. Durante l’esame, il paziente viene invitato a salire scalzo sulla superficie del podoscopio e a mantenere una posizione naturale. L’operatore osserva la distribuzione dei carichi, l’eventuale scomparsa dell’arco, la simmetria tra i due piedi e l’area di massimo contatto con il suolo. Ciò permette di evidenziare eventuali zone di iperpressione e squilibri posturali e consente di orientare correttamente il percorso terapeutico.

La podoscopia plantare è utile anche al fine di monitorare i progressi nel tempo e valutare l’efficacia di plantari, trattamenti fisioterapici o esercizi di rieducazione funzionale.

5. Conseguenze della sindrome pronatoria

Il piede piatto può essere asintomatico ma nei casi più evidenti si associa a una postura errata, dolore plantare, affaticamento muscolare e difficoltà nei movimenti prolungati. Se non trattato in modo adeguato, può favorire l’insorgenza di problematiche secondarie come:

  • fascite plantare,
  • tendinite,
  • dolori al ginocchio,
  • dolori alla schiena,
  • squilibri posturali che influenzano l’intera catena cinetica.

Perciò risulta fondamentale una valutazione precoce e mirata da parte di uno specialista, soprattutto nei soggetti più a rischio.

6. Trattamenti conservativi e riabilitativi

Come si risolve il piede piatto? Il trattamento varia in base all’età del paziente, alla gravità del quadro clinico e alla presenza o meno di sintomi dolorosi. Nei bambini piccoli spesso si procede con un approccio conservativo e osservazionale ma negli adolescenti e negli adulti può essere necessario un percorso terapeutico più strutturato. Le soluzioni attualmente più efficaci includono:

  • plantari ortopedici personalizzati, realizzati su misura per compensare l’appoggio scorretto;
  • esercizi specifici di rinforzo e allungamento, utili a tonificare i muscoli intrinseci del piede e migliorare la propriocezione;
  • fisioterapia strumentale (tecarterapia, Human Tecar®, onde d’urto) per ridurre l’infiammazione e migliorare la funzionalità;
  • percorsi con personal trainer orientati alla rieducazione motoria e al controllo del peso;
  • riabilitazione propriocettiva con tecnologie come il Delos Postural Proprioceptive System®, ideale per il recupero dell’equilibrio e della postura.

Nei casi più gravi può essere indicata una valutazione ortopedica per eventuale trattamento chirurgico correttivo.