Epicondilite o gomito del tennista: esercizi e rimedi efficaci
Il gomito del tennista, noto anche con il termine medico epicondilite laterale, è una patologia infiammatoria a carico dei tendini estensori dell’avambraccio. Questi tendini si inseriscono sull’epicondilo laterale dell’omero, ovvero una sporgenza ossea che si trova sulla parte esterna del gomito. L’infiammazione colpisce in modo particolare il muscolo estensore radiale breve del carpo. Quando si fanno sforzi ripetitivi o eccessivi col braccio, si possono sviluppare microlesioni che, se non trattate, evolvono in infiammazione cronica.
In questo articolo approfondiremo come prevenire l’insorgere del problema e in che modo trattarlo.
Indice
1. Epicondilite: perché la chiamiamo “gomito del tennista”? ⇧
L’appellativo deriva dal fatto che il disturbo è osservato spesso nei giocatori di tennis, in particolare in coloro che eseguono frequentemente il colpo di rovescio con tecnica scorretta o senza un’adeguata preparazione fisica. Tuttavia, oggi sappiamo che si tratta di una condizione molto più comune e trasversale, che può colpire individui anche molto lontani dall’ambito sportivo. La sua natura biomeccanica lo rende una delle tendinopatie più diffuse nella popolazione adulta.
2. Cause dell’epicondilite e soggetti interessati ⇧
Questa infiammazione interessa una vasta fascia della popolazione, in particolare tra i 30 e i 60 anni. A essere più esposti al rischio sono tutti quei soggetti che eseguono movimenti ripetitivi del braccio, del polso e della mano, spesso in ambito lavorativo. Tra le principali cause scatenanti ci sono:
- attività professionali manuali (falegnami, idraulici, pittori, meccanici);
- uso prolungato di mouse e tastiera, tipico di chi lavora in ufficio o al computer per molte ore al giorno;
- gesti quotidiani ripetitivi, anche banali, se eseguiti in modo scorretto (es. trasporto borse pesanti, uso del trapano o del cacciavite);
- attività sportive che sollecitano il gomito in modo intenso e ripetitivo (tennis, squash, golf, arrampicata).
Il denominatore comune è lo stress biomeccanico prolungato sui tendini estensori, aggravato da posture scorrette, mancanza di riscaldamento muscolare e assenza di pause durante l’attività.
Nel tennis: una condizione che non riguarda solo i professionisti
Negli ultimi anni, il tennis e gli sport con racchetta hanno visto un esponenziale aumento di appassionati, favorito anche dalle imprese dei grandi campioni. Ma se per i professionisti il fisioterapista è una presenza costante – come ricordano spesso gli atleti nei tornei internazionali – anche chi pratica per passione può incorrere negli stessi infortuni. La prevenzione, un adeguato riscaldamento e l’attenzione ai primi sintomi rappresentano strategie fondamentali per continuare a giocare senza dolori e senza lunghi periodi di stop.
3. Gomito del tennista sintomi ⇧
Come capire se si ha il gomito del tennista? Individuare in modo tempestivo i sintomi è fondamentale per iniziare un percorso terapeutico efficace e ridurre i tempi di recupero. Il segnale principale è un dolore localizzato nella parte esterna del gomito, che tende a irradiarsi verso l’avambraccio e nei casi più gravi può coinvolgere anche il polso e la mano. Tale fastidio può essere inizialmente lieve ma peggiora con l’attività fisica o i movimenti ripetitivi dell’arto superiore. Altri segnali tipici sono:
- sensazione di bruciore al tatto sull’epicondilo laterale;
- difficoltà nell’eseguire movimenti come afferrare un oggetto, versare acqua da una bottiglia o ruotare una maniglia;
- perdita di forza nella presa;
- peggioramento del dolore nelle prime ore del mattino o durante la notte.
In presenza di questi sintomi, è importante rivolgersi a un fisioterapista specializzato, che potrà effettuare test diagnostici specifici per confermare la presenza della patologia e impostare un trattamento personalizzato.
Quanto tempo dura il gomito del tennista?
La durata dell’infiammazione può essere molto variabile. Nei casi lievi, con trattamento precoce, può risolversi in 3-4 settimane mentre nelle forme più avanzate o trascurate, può persistere anche per diversi mesi, con momenti di miglioramento e ricadute. In media, un trattamento fisioterapico ben condotto porta a un netto miglioramento entro 6-8 settimane.
La prevenzione dell’epicondilite è possibile e raccomandata, soprattutto per chi è esposto a fattori di rischio. A tale scopo è fondamentale correggere la postura durante il lavoro e l’attività fisica e alternare periodi di lavoro a pause attive con stretching. Un’abitudine importante è quella di utilizzare strumenti ergonomici per evitare sovraccarichi. Inoltre, si consiglia di riscaldare sempre muscoli e tendini prima dello sport.
4. Gomito del tennista rimedi ⇧
Cosa fare per far guarire il gomito del tennista? È determinante intervenire subito con una cura mirata. I rimedi variano in base alla fase acuta o cronica della patologia ma condividono l’obiettivo di ridurre il dolore, favorire la rigenerazione tissutale e ristabilire la funzionalità articolare. Tra le terapie conservative più efficaci menzioniamo:
- riposo funzionale, evitando i movimenti che scatenano il dolore;
- impacchi di ghiaccio da applicare più volte al giorno nella fase acuta;
- uso di tutori o fasce compressive per ridurre il carico tendineo;
- fisioterapia manuale, per alleviare le tensioni muscolari e migliorare la mobilità articolare;
- tecarterapia, per stimolare la microcircolazione e il processo riparativo, e Human Tecar®, tecnologia all’avanguardia che accelera il recupero e riduce l’edema;
- onde d’urto, efficaci per ridurre l’infiammazione cronica.
Nei casi refrattari, si possono considerare terapie infiltrative o raramente un intervento chirurgico. La maggior parte dei pazienti però migliora con trattamenti fisioterapici ben strutturati.
Esercizi per gomito del tennista: quali eseguire e quali evitare
Gli esercizi terapeutici rappresentano uno degli strumenti più importanti per la riabilitazione della patologia. Eseguirli correttamente e con costanza permette di rinforzare i muscoli coinvolti, migliorare la resistenza dei tendini e ridurre il rischio di recidive. Eccone alcuni utili:
- esercizi di stretching passivo dei muscoli estensori del polso;
- esercizi isometrici di contrazione mantenuta dell’avambraccio;
- esercizi eccentrici (contro resistenza) per la rigenerazione tendinea;
- rinforzo muscolare globale del braccio, con attenzione a spalla e scapola.
È fondamentale anche sapere quali esercizi evitare:
- movimenti balistici o troppo veloci del polso e del gomito;
- flessioni e sollevamenti pesanti con il braccio esteso;
- attività sportive non supervisionate nella fase acuta;
- allenamento con presa stretta (manubri, sbarre) nelle fasi iniziali.
Un centro fisioterapico competente può offrire programmi personalizzati di prevenzione, integrando valutazioni con test specifici, oltre a percorsi individuali con professionisti qualificati per migliorare la salute complessiva dell’individuo.